Ci sono parole che restano chiuse nei quaderni.
Parole scritte di notte, sui banchi di scuola, nelle note del telefono, nei silenzi di una stanza o tra i rumori di una città troppo veloce.
E poi ci sono parole che meritano di essere ascoltate. Nasce così “Generazione Poesia”, la nuova rubrica di Poesie Metropolitane dedicata ai giovani autori e alle nuove voci poetiche contemporanee. Uno spazio libero, autentico, vivo, dove la poesia torna a essere incontro, espressione, identità e rivoluzione gentile.
Viviamo in un tempo in cui i giovani vengono spesso raccontati attraverso numeri, statistiche o stereotipi.
Noi vogliamo raccontarli attraverso le loro emozioni, i loro sogni, le fragilità, la rabbia, l’amore, le paure e la bellezza che custodiscono dentro.
Con questa rubrica desideriamo accogliere testi poetici, riflessioni, parole nuove e nuove sensibilità.
Vogliamo creare uno spazio capace di valorizzare giovani talenti che troppo spesso non trovano luoghi dove esprimersi davvero.
“Generazione Poesia” sarà una finestra aperta sulle emozioni di una nuova generazione di autori: studenti, ragazzi, giovani poeti e poetesse che scelgono di raccontarsi attraverso la scrittura.
La poesia può ancora essere uno strumento potente.
Può unire, salvare, denunciare, accarezzare.
Può fare nascere connessioni vere in un mondo sempre più distante.
E allora vogliamo partire proprio da qui:
dalle parole dei giovani.
📖 Se hai una poesia da condividere, puoi inviarla tramite email: poesiemetropolitane@gmail.com insieme ad una tua foto e bio.
Questa puntata di Generazione poesia è dedicata a Diletta Blandi Ciafrei. Una studentessa della facoltà di lettere e filosofia alla Sapienza nel corso di studi storico artistici- Roma.

La poesia è il modo in cui attraverso il mondo. Diletta Blandi Ciafrei
TERRAZZE DI VENTO.
In quel buio a brandelli
squarciato in veli rossi
scrutai i paradossi,
terrazze di vento
imbrigliavano il jazz
che come
un soffio di fumo,
mi arrivò sul viso
di stupore intriso.
I miei occhi
si fecero brivido
danzando
un ballo da sala ibrido.
Fui io però
a permettere
quella pazzia,
una visione celeste
fluttuante in sinfonia.






