Ci sono parole che restano chiuse nei quaderni.
Parole scritte di notte, sui banchi di scuola, nelle note del telefono, nei silenzi di una stanza o tra i rumori di una città troppo veloce.
E poi ci sono parole che meritano di essere ascoltate. Nasce così “Generazione Poesia”, la nuova rubrica di Poesie Metropolitane dedicata ai giovani autori e alle nuove voci poetiche contemporanee. Uno spazio libero, autentico, vivo, dove la poesia torna a essere incontro, espressione, identità e rivoluzione gentile.
Viviamo in un tempo in cui i giovani vengono spesso raccontati attraverso numeri, statistiche o stereotipi.
Noi vogliamo raccontarli attraverso le loro emozioni, i loro sogni, le fragilità, la rabbia, l’amore, le paure e la bellezza che custodiscono dentro.
Con questa rubrica desideriamo accogliere testi poetici, riflessioni, parole nuove e nuove sensibilità.
Vogliamo creare uno spazio capace di valorizzare giovani talenti che troppo spesso non trovano luoghi dove esprimersi davvero.
“Generazione Poesia” sarà una finestra aperta sulle emozioni di una nuova generazione di autori: studenti, ragazzi, giovani poeti e poetesse che scelgono di raccontarsi attraverso la scrittura.
La poesia può ancora essere uno strumento potente.
Può unire, salvare, denunciare, accarezzare.
Può fare nascere connessioni vere in un mondo sempre più distante.
E allora vogliamo partire proprio da qui:
dalle parole dei giovani.
📖 Se hai una poesia da condividere, puoi inviarla alle pagine di Poesie Metropolitane o tramite email.
Oggi inauguriamo questa nuova rubrica con un’opera di Roberto De Simone, un giovane talento di soli 18 anni, studente del liceo scientifico Renato Cartesio di Villaricca.

O Luna
O Luna.
È passato un po’ dall’ultima volta che il nostro sguardo si è intrecciato,
dall’ultima volta che ti ho guardato innamorato,
dall’ultima volta che ti ho raccontato cosa mi frullasse per la testa.
Mi hai cullato in quei silenzi,
mi hai accompagnato per quelle infinite notti.
Ora che ti osservo
non mi dai la stessa felicità,
perché col tempo le cose sono cambiate
e sono cambiato anche io con loro.
O Luna,
tu che mi davi la forza,
tu che eri ciò che mi riassestava,
tu che hai calmato quei gemiti di sofferenza e di dolore.
Tu che hai spento quei fiumi insormontabili
che creavano vuoti e ferite dentro me.
Tu che hai preso in custodia la mia anima.
Tu che sei l’unica che ha visto il vero me.
Ma ora di quella parte di me
non resta che un vecchio ricordo.
Una piccola fiamma
che affievolisce ad ogni colpo
assestato da quelle misere aspettative
che continuo a pormi.
Da quei piccoli sogni
che spero, anche solo lontanamente,
di poter compiere.
E li vedo sempre più distanti,
come te, o Luna.
Eri lì ogni sera,
dal tuo posto nell’universo.
Mi guardavi da lontano
e mi davi la speranza,
o forse solo l’illusione,
di poter arrivare a te un giorno.
O mia Luna,
oggi ti riguardo
e ti dico che mi manca quella pace.
Quel sentore di spensieratezza
che oramai non avvolge più la mia anima.
Un’anima persa nello spazio,
nel vuoto che circonda anche te.
“A volte, Luna, lo sai,
vorrei essere un po’ come te:
che anche se ti trovi nel buio più assoluto
riesci a sovrastare le ombre che ti circondano.”
Questo penso mentre ti guardo
e mi perdo nella tua luce soffusa,
che mi riporta sulla retta via.
Sei il mio Virgilio,
sei il mio Socrate,
sei la mia Beatrice.
Ti canterei come mia musa,
come il mio Fair Youth,
e ti farei vivere per sempre
in queste mie parole.






